//Il progetto Farina del Re

Il progetto Farina del Re

2018-03-26T17:47:05+00:00 22 marzo 2018|

Nel passato cerchiamo di ritrovare le cose buone: lo sviluppo del nostro progetto

Il Progetto nasce dalla volontà di recuperare il legame, perso nel tempo, tra il Panigaccio e il territorio in cui è nato, con la reintroduzione in Lunigiana della coltura del frumento tenero, perché crediamo che un prodotto tipico sia tale solo se rappresenta l’espressione di un territorio. Oltre la valenza storica e culturale dell’operazione, la qualità della materia prima prodotta contribuisce a fare la differenza riguardo anche il sapore del Panigaccio.

Questa è la strada che abbiamo scelto, per noi, i nostri clienti e i nostri figli: imparare di nuovo a mangiare sano e cogliere dalla natura quello che ci viene offerto, senza alterazioni e senza l’uso di sostanze chimiche, pesticidi e concimi. Proseguiamo il nostro percorso con l’obbiettivo fermo di ritrovare nel prodotto finito l’essenza della terra di Lunigiana. La Farina del Re, un nome nato per scherno, vuole diventare questo: il simbolo della terra e dell’uomo.

L’intera iniziativa si è sviluppata in seguito all’attivazione nel 2008 del progetto sperimentale Frulun dalla Comunità Montana della Lunigiana in collaborazione con i ricercatori della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, sostenuto dalla Provincia di Massa Carrara e dall’Agenzia Regionale dell’Agricoltura (ARSIA) e promosso dalle principali organizzazioni professionali agricole del territorio, compresi i produttori del Panigaccio di Podenzana.

L’obiettivo di Frulun era quello di recuperare la coltivazione del frumento tenero in Lunigiana con la creazione di una filiera a km zero, per una valorizzazione delle produzioni tipiche locali e il recupero di vasti terreni agricoli nel tempo abbandonati.

I produttori del Panigaccio di Podenzana hanno iniziato a lavorare con gli attori coinvolti nel progetto alla ricerca sulle tecniche di coltivazione e soprattutto alla cernita di alcune qualità di grano.

Nel corso dello sviluppo del progetto sono state incontrate diverse difficoltà, principalmente per la resistenza nell’abbandonare tecniche e metodologie ormai consolidate in favore di nuove sperimentazioni.

Procedendo con il lavoro si è scoperto che la soluzione era quasi a portata di mano. Invece che guardare troppo in là nel futuro, si è volto lo sguardo al passato. Percorrendo a ritroso la strada verso i metodi più tradizionali nella produzione del Panigaccio di Podenzana, si è lasciato indietro l’uso di farine raffinate di produzione industriale, in favore della ricerca e la sperimentazione di un mix di farine, che riproponesse nella maniera più reale possibile le miscele di un tempo, quando tutto è cominciato.

Nel 2013 dopo aver consolidato l’esperienza con le farine macinate a pietra ed aver trovato le qualità di grano ideali, si riattiva la collaborazione con i ricercatori universitari del progetto Frulun per utilizzare le loro vaste conoscenze per mettere in pratica tutto ciò che si era finora imparato.

Si è proseguito con la ricerca di aziende agricole che avessero l’entusiasmo di condividere lo stesso progetto, ovvero seminare il grano, seguirne attentamente la crescita evitando assolutamente l’uso di pesticidi, ottenere una granella pulita e con la giusta dose di umidità, conservarla senza disinfettanti chimici utilizzando esclusivamente mezzi e soluzioni meccaniche.

Il passo successivo è stato l’inizio della collaborazione con due mulini locali che lavorano a pietra.

In seguito si è provveduto al completamento di tutte le analisi necessarie sulle farine e gli impasti prodotti.